Dopo aver pubblicato il libro "Metamorfosi a metà", molto apprezzato, sulla sua vita, che abbiamo positivamente recensito su questo sito, l'amico Pasquale Russoniello mi ha inviato alcune poesie che mai avrei pensato avesse scritto! Mi sono molto piaciute e pertanto voglio condividere anch'esse.
LA NOSTRA VENDEMMIA
Giunge ottobre
e con esso il desiderio di possedere una vigna,
per poter al caldo sole vendemmiare,
tra i filari delle viti con allegria andare ...
... ed i secchi ricolmi di grappoli
nei bigonci poi svuotare.
Veder per soffice pressatur dell’uva
il succo nel tino sgrondare
e udir dopo qualche giorno
il brusio dei lieviti nel mosto
mentre vino sta per diventare.
Vorrei del baccalà sentire l'odore
diffondersi per casa
e nella vigna il suo buon sapore
in bocca terminare.
I peperoni fritti nell’olio affogare
e dai frammenti di caciocavallo podolico
i verdi pascoli sognare.
Vorrei infine i maccheroni assaporare
quando la sera è tutto sistemato.
Oh, come mi ricordo bene:
eri proprio bella, mia vendemmia cara,
specialmente quando, senza pioggia,
riuscivamo, a volte, a realizzare.
LAMBRUSCO GRASPAROSSA
Oggi mi è capitato di bere, tra una frappa e l’altra,
mezzo bicchiere di Lambrusco Grasparossa, quando da militare ne feci,
a ventuno anni, la “conoscenza”.
Quel vino dalla tonalità intensa,
vivace e corposo allo stesso tempo,
mi rimase subito nella mente,
tale da ricordarlo all'improvviso oggi,
a distanza di tempo.
Da quel vermiglio colore, inoltre, quasi per magia,
il ticchettio del torchio è spuntato mentre,
le vinacce del nostro Aglianico,
mio padre ed io, dopo la svinatura,
sereni, stavamo “spremendo”.
Quei profumi e quei sapori,
di entrambi i vini fragranti e diversi,
mi suggerirono già allora
di saper della vita apprezzare,
tutti i felici stati d'animo,
ogni volta che capiti, si presentano,
ovvero, come Orazio diceva, "Carpe diem".
IL GELSO NERO
C'era una volta, nella campagna di nonna di Filomena,
un grande albero dai gelsi neri.
Sembrava un vecchio addormentato su un lato,
con il grosso tronco poggiato sul prato.
Largo e leggermente in salita,
era diventato la strada per grandi e piccolini.
Vi salivamo tutti, tranquilli e beati,
per giocarci tra i rami
ed i suoi frutti assaporare.
Forse una forte tempesta l’aveva steso per terra,
ma non gli aveva tolto vigore
per produrre per anni,
ancora abbondanti gelsi.
Erano questi dei prelibati frutti
con cui cogliendoli
si tingevano le mani, le labbra ed i denti,
di un colore scuro.
Chissà come è ridotto ora
il caro vecchio,
non avendo avuto più nessuno
che gli camminasse addosso.
Rimasto è di esso,
comunque un bel ricordo impresso,
per i giochi che vi facevamo sopra,
anche quando non aveva frutti,
per una stagione avversa.
spazio

