31 luglio 2025 Sant’Andrea di Conza
Riceviamo e volentieri pubblichiamo
La festa del Rifugiato tenutasi a Sant’Andrea di Conza il 31 luglio 2025 è stata un’iniziativa significativa che ha voluto enfatizzare valori fondamentali come “l’accoglienza, la pace, la solidarietà e l’integrazione”. Valori essenziali per ...
... creare comunità inclusive e armoniose, specialmente in contesti dove ci sono persone provenienti da background diversi e con esperienze di migrazione e rifugiati.
Quello di promuovere l’apertura e la disponibilità ad accogliere persone con storie e background diversi; l’importanza della convivenza pacifica e del dialogo tra culture e comunità diverse; la necessità di supporto e comprensione reciproca tra le persone; favorire l’inclusione attiva delle persone rifugiate o migranti nella comunità locale sono stati il leitmotiv dell’intero evento.
La festa ha visto la partecipazione di rappresentanti dell’Università degli Studi Federico II di Napoli, i professori Francesca Marone e Francesco Bifulco, e di Emergency, provincia di Avellino e Benevento, nella persona della dott.ssa Brunella Carraturo. Come affermato dalla prof.ssa Marone: “Presentare e realizzare a Sant’Andrea di Conza un laboratorio nell’ambito del progetto “Ri/generazioni: per una geografia dell’Accoglienza”, è stato particolarmente rilevante, in quanto paese che storicamente ha in sé una matrice di migrazioni quindi di scoperta, abitudini, consuetudini all’incontro con l’alterità.
Il progetto ideato con l’Osservatorio sulla Governance per l’Educazione al Patrimonio culturale, artistico e paesaggistico si focalizza, infatti, sull’importanza dell’accoglienza e della gestione dei flussi migratori in un’ottica di rigenerazione territoriale. Invitati dal Comune di Sant’Andrea per la riattivazione della Biblioteca Pallante, quale contesto importante da un punto di vista non solo formativo, ma anche dell’incontro tra generazioni all’insegna dell’apprendimento della cultura, della conoscenza e di quello che oggi si chiama edutainment ovvero educare anche divertendosi – in collaborazione con l’Associazione Irpinia 2000 Onlus – è stato realizzato un laboratorio con i MSNA di Sant’Andrea.
[…] La conoscenza non è soltanto un percorso tutto in salita ma nell’ambito della conoscenza è importante anche divertirsi, essere motivati, appassionati a quello verso cui si tende e quindi proporre una biblioteca come luogo positivo, un luogo dove ci si diverte apprendendo e non solo un luogo dove si conservano e si consultano libri, quali dispositivi della conoscenza.
Nel caso specifico operando con le narrazioni si è pensato ad una Biblioteca Vivente che si potesse arricchire delle storie dei ragazzi del S.A.I., storie che si intrecciano con le storie identitarie di S. Andrea. Questo perché le stesse narrazioni sono un patrimonio culturale, immateriale ma che possono, poi, anche materializzarsi attraverso i libri, le foto, i podcast […]. Il team discover-art, di cui fanno parte giovani dottorandi, assegnisti dell’Università Federico II insieme all’operatrice dell’Integrazione M. Antonietta Santorsola, capitanati dal coordinatore Alessio D’Angola, ha lavorato con i ragazzi andando ad intercettare quelli che sono i luoghi simbolici del paese, luoghi interpretati attraverso uno sguardo, un nuova visione.
Attraverso passeggiate identitarie, sotto la guida speciale del prof. Mastrodomenico Giuseppe, sono stati effettuati scatti. Scatti che sono stati, poi, manipolati, rivisitati e su cui si è intervenuto anche dal punto di vista artistico.
Questi scatti, nell’ambito di una metodologia “photolangage” se, da un lato, sono serviti, da input per parlare di se stessi, per raccontare la propria storia e quindi quella che è la loro dimensione identitaria raccontando anche il percorso del viaggio, il cammino che li ha condotti fin qui; dall’altra sono serviti da proiezione verso il futuro per intercettare i loro bisogni. Il nostro percorso è inteso ad educare le storie dei ragazzi ma anche puntare alla loro consapevolezza rispetto a quelli che sono i loro talenti, i desideri in una prospettiva di empowerment, proiettandoli verso un altro orizzonte positivo e generativo.
Noi pensiamo che la loro presenza su questo territorio sia generativa in una visione di reciprocità, di accoglienza, perché questi ragazzi con il loro talento, la loro cultura possono apportare sicuramente nuova linfa a questi territori, piccoli borghi che spesso vivono una situazione di spopolamento. La presenza di questi giovani è fondamentale per riconfigurarsi, per rigenerarsi senza perdere la memoria, le origini, la storia, l’identità ma re-interpretandola in maniera positiva, innovativa.
Questo l’obiettivo che l’Osservatorio sulla Governance per l’Educazione al Patrimonio culturale, artistico e paesaggistico intende raggiungere con tale progetto, quale volano di sviluppo, un dispositivo che aiuta a mettere in campo delle iniziative di prossimità, di vicinanza per determinare benessere nell’ottica del welfare culturale, per promuovere la cultura e la legalità nei contesti e soprattutto per favorire quella che è chiamata comunità educante, quale base per la trasformazione e la valorizzazione dei territori.
Questa è la terza missione dell’Università degli Studi ovvero uscire fuori dalle mura dell’Accademia per impattare sui territori e per incoraggiare la cittadinanza attiva e in questo caso anche una cittadinanza che si fonda sulla bellezza dei borghi, la bellezza del patrimonio nella prospettiva della cittadinanza estetica.
Un ringraziamento particolare ai ragazzi del SAI che con le loro storie donateci generosamente, ci hanno aperto un orizzonte di senso e permesso di uscire dagli stereotipi di cui, comunque, siamo tutti impregnati, di decentrarci e metterci in una prospettiva altra. Una prospettiva creativa che ci fa uscire fuori dalle certezze e ci fa puntare alla ricerca di situazioni nuove.
Significativa anche l’esperienza riportata dalla dott.ssa Brunella Carraturo, referente di Emergency, provincia di Avellino e Benevento, che ha condiviso con noi il pensiero nonché l’esperienza del chirurgo di guerra e fondatore di Emergency, Gino Strada.
«Egli ci ha trasmesso l’emozione e il dolore, la fatica e l’amore di una grande avventura di vita che l’ha portato a conoscere i conflitti dalla parte delle vittime. La loro sofferenza è l’unica verità della guerra. Ogni volta nei vari conflitti dove abbiamo lavorato, indipendentemente da chi combattesse contro chi e per quale ragione, il risultato era sempre lo stesso: la guerra non significava altro che l’uccisione di civili, morte, distruzione. La tragedia delle vittime è la sola verità della guerra. Nove volte su dieci la vittima è un civile e uno su tre è un bambino. In trent’anni abbiamo curato gratuitamente circa 13milioni di persone e creato degli ospedali lavorando in circa trenta territori di guerra.
Chi governa ci dice che la guerra può essere “umanitaria”: sappiamo che non è vero, la guerra porta sempre morte e distruzione, la guerra è la negazione dell’umanità.
Ci dicono che la guerra può essere giusta, necessaria e “inevitabile”: sappiamo che non è vero, la guerra appare inevitabile solo a chi non fa nulla per evitarla.
Ci dicono che in guerra le vittime civili sono solo “effetti collaterali”: non è vero, i civili sono le prime vittime della guerra, di qualsiasi guerra.
Ci dicono che tutti i soldi buttati in spese militari sono necessari a mantenere la sicurezza: noi crediamo che quei soldi andrebbero investiti in ospedali, scuole, lavoro, pensioni, perché è questo che serve ai cittadini del mondo, non i cacciabombardieri; sicurezza è avere un presente dignitoso e poter sperare in un futuro per i nostri figli.
Ci dicono che la guerra serve a costruire la pace: non è vero, sappiamo che solo la pratica dei diritti umani può costruire la pace, la guerra serve solo ad aumentare la violenza, la distruzione, ad alimentare altra guerra […]
Noi oggi siamo a Gaza, dove abbiamo costruito un piccolo ospedale. A Gaza non arriva più niente. Nell’ospedale, oltre i nostri medici internazionali, ci sono anche medici gazawi, perché oltre alla cura dobbiamo ridare dignità al popolo gazawi. I medici gazawi non hanno più case, vivono sotto le tende… eppure ogni mattina si presentano a lavoro con camicie pulite e stirate, con grande dignità. Ci riferiscono che lungo il tragitto per giungere all’ospedale incontrano per la maggior parte bambini che soffrono di qualsiasi malattia della pelle poiché, ammassati, vivono in tende di plastica. Molti di loro sono ustionati. A Gaza si annuncia un bombardamento ed entro 20 minuti devono lasciare le abitazioni: una mamma vedova con un bambino di pochi mesi ha pensato di prendere un termos con dell’acqua calda, perché non sapeva quando e se fosse rientrata a casa. Sfortuna ha voluto che una scheggia ha colpito il termos e l’acqua calda ha ustionato il bambino […]
Dal mese di novembre stiamo portando avanti una campagna “RIPUDIA”. Chiediamo ai comuni, alle singole persone di ripudiare la guerra con riferimento all’art. 11 della nostra Costituzione che cita “L’Italia ripudia la guerra”, e lo dice – all’indomani del secondo conflitto mondiale – perché il nostro Paese ha vissuto sulla sua pelle l’orrore della guerra e non vuole che si ripeta mai più. Eppure, da allora, il “ripudio della guerra” è stato spesso negato, la nostra Costituzione violata».
Durante la festa, attraverso l’uso di visori, i partecipanti hanno potuto osservare due iniziative significative condotte da Emergency: la costruzione di un ospedale in Uganda e un salvataggio di migranti a Gaza.
Entrambi hanno mostrato da una parte i progressi e le attività legate all’assistenza sanitaria in contesti difficili e in aree del mondo con limitate risorse mediche; dall’altra ha evidenziato le sfide e le complessità legate alle operazioni di soccorso in aree di conflitto o con gravi problemi umanitari.
La festa del rifugiato a Sant’Andrea di Conza ha quindi rappresentato un momento di incontro e di condivisione di esperienze tra le diverse realtà coinvolte, da una parte il Progetto di ri/generazione per una geografia dell’accoglienza che ci ha permesso di discutere e riflettere sull’importanza dell’accoglienza; dall’altra sulla solidarietà internazionale e sull’impegno delle organizzazioni umanitarie come Emergency in contesti critici a livello globale.
M.Antonietta Santorsola
Operatrice Integrazione
Irpinia 2000 Onlus
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