... Rifugiato 2026
Riceviamo e volentieri pubblichiamo
SANT’ANDREA DI CONZA DOVE L’ACCOGLIENZA SCRIVE IL FUTURO E LA CULTURA SI FA INCLUSIONE
La piazza, da sempre cuore pulsante della vita pubblica, palcoscenico a cielo aperto che racchiude secoli di storia, relazioni e trasformazioni sociali, il 31 luglio ha inaugurato ufficialmente – con la Giornata Mondiale del ...
... Rifugiato 2026 – la 49a Edizione dell’Estate Ricreativa e Culturale, evento che ha assunto un valore ancora più profondo, inserendosi nel percorso di candidatura del comune a Capitale Italiana del Libro 2027.
L’iniziativa ha unito cittadini, operatori e giovani accolti sotto il comune denominatore del dialogo interculturale e dell’inclusione solidale. Una sequenza di azioni: incontro, divertimento, testimonianza, cultura e partecipazione, per riflettere insieme sul significato dell’accoglienza, dialogo e futuro.
Ricordare e Ricostruire il leitmotiv dell’evento.
Ricordare chi ha creduto nell’accoglienza come valore. Ricordare che la nostra storia è fatta di ponti, non di barriere, e credere che l’incontro con l’altro può divenire una straordinaria opportunità di arricchimento reciproco. Ricordare Emilio Martino ed Angelo Vigorito, per i quali il lavoro svolto presso il Centro SAI non è stato solo una professione, ma una missione guidata dall’amore. Hanno saputo trasformare l’accoglienza in una casa e in un futuro per tanti ragazzi, donando loro dignità, speranza e calore umano. Alle loro famiglie è stata consegnata una targa, quale segno di eterna gratitudine da parte dell’Amministrazione e dell’associazione Irpinia 2000 ETS.
Costruire per trasformare l’accoglienza da risposta di emergenza in progetto di comunità e riconoscere nei minori stranieri non accompagnati una risorsa da accompagnare, una storia da ascoltare, un futuro da condividere. Costruire per dire che il futuro a Sant’Andrea di Conza non sarà solo quello che eravamo, ma anche quello che stiamo diventando insieme con la consapevolezza che integrare non vuol dire omologare ma “tessere” un filo alla volta per divenire una comunità integrata e integrante.
Per l’occasione la Piazza prima di trasformarsi in un’area di giochi senza frontiere per abbattere le barriere linguistiche e culturali facendo incontrare grandi e piccini, e dopo i saluti istituzionali ha voluto dare un messaggio chiaro: la cultura si fa inclusione e si arricchisce ascoltando le storie di tutti.
Momento centrale della serata ha visto, infatti, la condivisione di alcuni passi tratti dal libro di Sanneh Adama (ex beneficiario del nostro centro) “Mia odissea verso l’Europa. La mia storia di fuga, speranza e rinascita” sul periodo vissuto qui a Sant’Andrea. Un’anteprima speciale della Festa del Libro. Di seguito alcuni dei passaggi più emozionanti.
[…] La vita a Sant’Andrea di Conza era diversa… dopo tutto ciò che avevo vissuto – il deserto, i banditi, le corse davanti alla polizia, la fame, il freddo, la paura – Sant’Andrea sembrava un altro mondo. Sembrava casa.
La gente di Sant’Andrea ci accolse con il cuore aperto. Non ci guardavano con paura o sospetto; al contrario, sorridevano, ci salutavano e ci trattavano come parte della loro comunità. Era la prima volta dopo tanto tempo, che mi sentivo di nuovo visto come un essere umano…per la prima volta da quando avevo lasciato casa in Africa, mi sentivo al sicuro…dormivo senza sognare di scappare…sentivo la speranza tornare. […]
A Sant’Andrea finalmente ebbi l’opportunità che aspettavo da tanto tempo: la scuola…imparare la lingua significava imparare a vivere di nuovo. […] La vita a Sant’Andrea era anche fatta delle persone che lavoravano al centro, persone che si prendevano davvero cura di noi e ci trattavano come esseri umani, non come numeri o fascicoli. Tra loro c’erano Antonella, Marta e Antonio. Tutti e tre sempre presenti ad incoraggiarci a partecipare ad ogni attività proposta. Volevano che migliorassimo, che fossimo pronti per il futuro, che trovassimo il nostro posto in Italia.
Rosa mi ha trattato come un figlio. Mi dava sempre consigli, controllava come stavo, mi diceva di restare forte, di restare concentrato, di non dimenticare mai perché ero venuto in Italia. Diceva spesso: “Per me sei come un figlio”. Quelle parole sono rimaste nel mio cuore.
Poi c’erano Lucia e Francesco. Lucia aveva un modo di parlare dolce, capace di far sentire tutti al sicuro. Ascoltava davvero, con attenzione, quando qualcuno aveva un problema. Francesco era l’opposto, pieno di energia, sempre a ridere, sempre pronto a stare con noi, soprattutto quando si trattava di giocare a calcio.
Poi c’era un’altra Lucia, responsabile della salute. Non si prendeva cura di noi solo dal punto di vista medico, si prendeva cura di noi con umanità. A volte portava del cibo nella mia stanza, gratis, assicurandosi che non restassi senza mangiare. Ci trattava sempre con dignità e rispetto. […]
Una delle prime amiche che ho conosciuto lì è stata Miriam. Era una brava persona, sempre accogliente e sempre sorridente. In un centro dove molti di noi arrivavamo con storie pesanti e cuori stanchi, la sua gentilezza era come aria fresca. Mi parlava con rispetto, mi trattava come un fratello e rendeva le lunghe giornate più leggere. Avere una persona come lei intorno faceva sentire il centro meno solitario.
In cucina avevamo due cuoche che si prendevano cura di noi ogni giorno: Colomba ed Ester. Non erano solo cuoche, erano parte del cuore del centro. Lavoravano a turni: un giorno cucinava Ester, il giorno dopo Colomba. Grazie al loro lavoro e alla loro collaborazione, avevamo sempre pasti caldi e puntuali.
Poi c’era Emilio, uno degli operatori più umili e pazienti che abbia mai conosciuto. Ci aiutava in tutto, soprattutto nelle cose nuove per noi, ordini su Amazon, vestiti su Shein, acquisti su Temu. Ogni volta che qualcuno aveva bisogno di comprare qualcosa online, Emilio era lì seduto con noi, a spiegare passo dopo passo. Non aveva fretta, non si arrabbiava mai, non rifiutava mai di aiutare. La sua calma rendeva la vita più facile a tutti nel centro.
Loro erano più che semplici operatori. Facevano parte della nostra vita quotidiana, del nostro sostegno e, a volte, erano persino nostri amici. Erano sempre pronti con un sorriso, sempre pazienti, sempre disponibili ad aiutare. Ciò che li rendeva speciali era il modo in cui sceglievano di passare il loro tempo con noi, anche fuori dall’ufficio. […]
Vivere a sant’Andrea mi ha dato opportunità che non avrei mai immaginato. Per la prima volta da quando avevo lasciato casa, la vita non era fatta solo di sopravvivenza, era anche crescita.
Questa festa ha dimostrato come l’accoglienza e la solidarietà possano diventare il motore culturale e sociale di un intero territorio. Attraverso il ricordo di Emilio e Angelo e le storie di riscatto come quella di Adama, la comunità ha riaffermato il valore dell’inclusione non solo come dovere umanitario, ma come pilastro fondamentale per costruire il proprio futuro.
M.Antonietta Santorsola
Operatrice Integrazione
Irpinia 2000 ETS
